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11a edizione "Corrimaggio Larinarese
02/04/2014, 10:15



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 Discussione sul salvataggio del Lago Albano



ALCUNI SPUNTI PER UNA DISCUSSIONE SUL TERRITORIO DEL LAGO ALBANO DI CASTEL GANDOLFO
di Vincenzo Francavilla


E’ certo che la natura ha privilegiato il nostro territorio. E’ nostro dovere morale rispettare e mantenere l’ambiente per poterne godere e per lasciarlo intatto alle nuove generazioni.
Nel corso degli ultimi decenni tanti persone e associazioni si sono occupati del futuro del lago partendo dalla questione dell’abbassamento preoccupante delle acque. Si parla che nei mesi recenti si è verificato un abbassamento di circa 80 cm. Tutti sanno la vera causa del fenomeno: emungimento superiore alla ricarica perpetuato da alcune migliaia di pozzi, dei quali molti sono stati realizzati abusivamente, e dalla circostanza della scomparsa del “ruscellamento” (cioè del confluire delle acque piovane nel bacino lacustre) a causa dell’impermeabilizzazione di tante strade, asfaltate, che una diffusa cementificazione del territorio ha comportato.
Era del tutto naturale aspettarsi che una volta individuate le vere cause si sarebbe messa a punto una strategia efficace. Così non è stato. E adesso la natura ci presenta il conto. Non è quello definitivo, ma poco ci manca. Tutti piangono il morto, anche se non è ancora morto. Eppure numerosi nel corso degli anni sono stati i convegni e le iniziative che si sono svolte con il patrocinio della Regione, del Parco, della Provincia e dei comuni interessati, dell’Università, degli enti preposti alla salvaguardia ambientale. Da essi, purtroppo, non è scaturita nessuna concreta iniziativa capace di far fronte alla situazione.
Ci dispiace sottolineare che la metodologia adottata da coloro che governano il territorio è diversa da quella che regola il sapere scientifico. Secondo quest’ultimo, definito il problema, individuata la causa, si agisce su di essa per intraprendere le relative soluzioni, senza tener conto di spinte ed interessi particolari. In politica, invece, molte volte si lasciano incancrenire le situazioni per non toccare interessi particolari, a scapito di quelli generali. Non proviene anche da qui la profonda crisi che attanaglia il sistema politico italiano e i partiti che lo costituiscono.

Da ciò scaturisce che bisogna muoversi da subito. E’necessario agire per evitare che per le nuove generazioni il lago Albano non sia nient’altro che una delle tante reminiscenze storiche.

L’attuale situazione del lago mette sempre più in secondo piano le più complesse tematiche ambientali inerenti al territorio: messa in sicurezza del costone sud-est che formalmente interdice la frequentazione libera dei cittadini dei sentieri che circoscrivono il bacino lacustre; pulizia-cura ordinaria e non soltanto straordinaria del territorio; tutela-riqualificazione e promozione delle tante strutture storiche, culturali e sportive esistenti; creazione di adeguate strutture sportive, rigenerando fatiscenti strutture esistenti, predisponendo percorsi vita ed elementari attrezzi sportivi, valorizzando – in tal modo – un ambiente che può essere ritenuto a giusta causa una palestra all’aperto.

Iniziative di tale natura avrebbero il pregio di allontanare sia il “consumo irreversibile del territorio”, sia di costituire condizioni tese al coinvolgimento fattivo di tante energie associative e di volontariato presenti. 

Non mi sfugge, ovviamente, la complessità del governo del territorio. Né ritengo che essa debba esplicitarsi in modo semplicistico e come pura evocazione. So benissimo quanto sia diventato difficile per gli enti locali reperire e allocare risorse finanziarie. Ciononostante, o forse proprio per questo, ritengo estremamente urgente iniziare a definire un organico intervento di lungo-medio termine capace di stimolare interventi pubblici e privati. Penso, per esempio, che in un disegno di questo tipo possano essere invitati soggetti privati per il restauro e il mantenimento di siti archeologici; penso alla costituzione di cooperative di giovani per la gestione di ambiti ambientali e strutturali particolari, ecc.
Prendiamo in esame alcune situazioni:
• I Ninfei Dorico e Bergantino.
Molte persone, anche del luogo, conoscono questi importanti monumenti storici anche  grazie 
all’iniziativa di associazioni esistenti sul territorio, che hanno organizzato e hanno dato vita a   pubblicazioni specifiche. Ma altrettante non riescono nemmeno a capire la loro collocazione poichè la loro locazione e situata in luoghi che vengono occultati da ciò che li circonda. Il Ninfeo Dorico, per esempio, si trova in un luogo compresso fra un manufatto in lamiera fatiscente, sporco e infestato da ogni cosa, e un vecchio bagno pubblico abbandonato, circondato da erbe alte e semidistrutto.  Il risultato è che qualsiasi avventore vede il degrado e non l’importante monumento storico. Tale situazione si evidenzia anche perché mancano sia un cartello turistico che una sintetica legenda illustrativa.

Il Ninfeo Bergantino.
Più o meno la situazione è stessa, anche se meno drammatica. Anch’esso è in un certo senso occultato. La sua manutenzione è inesistente. Ciò che resta è soggetto ad un deterioramento sempre più acuto: resti di mosaici policromatici e monocromatici indifesi, pozzanghere nei due ambienti, volta che lascia intravedere qualche pericolo di cedimento, ecc.
Io penso che, data la bellezza e l’ampiezza dell’area del sito, il monumento, opportunamente restaurato, potrebbe essere il luogo anche di iniziative culturali, di rievocazione storica, ecc.

• Che dire poi dello stato dell’emissario. Forse non ci sono parole per descrivere lo stato di completo abbandono di un sito che ispirò anche poeti come Belli.
• E il villaggio delle macine?
• E il porticciolo romano?

• Inoltre, esistono delle situazioni che richiedono di essere affrontate immediatamente con provvedimenti appropriati ed urgenti. Segnalo che:

o Le strutture pericolanti e decadenti utilizzate durante le Olimpiadi del 1960 ( tribune ed annessi manufatti) non possono più essere mantenute nello stato in cui si trovano. Di esse non è possibile null’altro che la loro demolizione. Si libererebbe in questo modo uno spazio interessante al margine della riva del lago che potrebbe essere utilizzato come area per attività culturali-sociali-sportive.
• Ho considerato il sequestro del castelletto e la consegna al comune di Castel Gandolfo un evento molto importante e significativo, non solo per il fondamentale aspetto legale. Per la villa bisogna evitare che passi molto tempo per la sua destinazione, lasciandola inutilizzata pena  il decadimento e la rovina.

• Per l’ex mattatoio esisteva un decennio fa un progetto, inteso non in senso tecnico, di riconversione per uso sociale. Chiedo: la funzione attuale è quella definitiva?

Queste sintetiche note, seppure molto parziali, non vogliono essere un “caher de doleance”, ma si prefiggono lo scopo di stimolare una discussione nuova e complessiva, tesa a definire che il  “territorio del lago” può diventare un “Polo turistico-culturale” moderno, finalizzato sia alla tutela e promozione ambientale che alla creazione anche di nuove possibilità economiche.


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